Supportiamo l’Ucraina

Alle due di notte del 22 aprile, il team di Charity in the world ODV, dopo aver raccolto materiali da donare, capitanato dal suo presidente Raffaele Brattoli, è partito alla volta dell’Ucraina.
Obiettivo: portare aiuti alla popolazione in guerra.

 

Raccolta_Ucraina

 

GIORNO 1

Con lo scoppio della guerra tra Ucraina e la Russia iniziata lo scorso 24 febbraio e la conseguente grave crisi umanitaria che si è venuta a creare, la più grande dai tempi della seconda guerra mondiale, la Associazione Charity in The World ODV ha pensato che fosse giusto dare il proprio contributo.

È stata così messa in piedi una raccolta di solidarietà a favore della popolazione Ucraina con lo scopo di raccogliere principalmente medicinali, alimenti vari e prodotti specifici per neonati/bambini ed organizzare una missione per consegnare poi direttamente tutto il materiale raccolto.
Grazie al generoso contributo di aziende e privati il materiale raccolto è stato alla fine ben superiore alle aspettative e si è deciso quindi di partire con un secondo mezzo.

Inizialmente la destinazione prevista avrebbe dovuto essere il confine tra la Polonia e l’Ucraina; successivamente invece la Associazione di volontariato CSI di Trieste ha favorito il contatto diretto con una associazione Ucraina che richiedeva con urgenza la consegna del materiale raccolto nella zona di Černivci, nella regione occidentale del paese e possibilmente anche un passaggio per l’Italia per alcune donne e bambini in fuga dal proprio paese.

Nel pomeriggio di giovedì 21 un furgone appositamente noleggiato grazie a Sicurcond ed un pulmino 9 posti messo a disposizione gratuitamente sono stati stipati di tutto il materiale raccolto, come è stato testimoniato da questo primo video postato.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

 

GIORNO 2

Venerdì 22, ore 2: è ancora notte fonda quando Raffaele Brattoli, Guanfranco Tartaglino e Nicola Ciani, membri della Charity, accompagnati da Mario Guerini si mettono in viaggio.

Pioviggina e l’acqua e il clima umido rimarrà una costante di tutta la giornata, dando una tregua per non più di 2-3 ore nelle 22 ore successive…

Verso le 7, prima pausa caffè prima di raggiungere Trieste: è ancora buio e viene colta l’occasione per acquistare la vignetta necessaria per attraversare l’autostrada slovena.

Il traffico, fino a quel momento molto scorrevole, diventa improvvisamente intenso nei pressi della capitale Lubiana; quando più tardi invece ci sarà da costeggiare Maribor, la seconda città della Slovenia sarà molto meglio.
Verso le ore 12 si lascia la Slovenia per entrare in Ungheria: continua a piovere con insistenza ma perlomeno il traffico rimane praticamente insistente fino a raggiungere Budapest: nel ring in diversi tratti si va al passo e si perde parecchio tempo sulla già tiratissima tabella di marcia.
Poco dopo le 19 termina la autostrada e inizia l’ultimo tratto di strada normale che porta al confine con la Romania.
Ultima pausa per aggiungere gasolio approfittando del prezzo favorevole: in Ungheria infatti il costo del diesel è intorno ai 1.30 euro/litro.

Poco dopo, considerando che manca ancora un po’ di strada per arrivare in Romania dove peraltro cambia il fuso con 1 ora in avanti, si decide di fermarsi al primo fast food per cenare.

Qui si prende definitivamente la decisione di provare a riposarsi sui furgoni per un paio di ore, senza quindi fermarsi in un qualche sperato hotel, in modo da cercare di arrivare di mattina sul presto a Siret, il posto di confine con l’Ucraina.
Dopo una doverosa dose di caffè si riparte verso le 21.15 (22.15) per il confine.
Vengono decisi dei regolari e frequenti cambi alla guida in modo che l’altro possa riposarsi nel frattempo…

Arrivati al confine rumeno di km percorsi dalla partenza sono 1.324 in circa 20 ore di viaggio.
Con due mezzi così carichi riuscire a tenere delle velocità superiori era impensabile.

Al confine rumeno si fa un po’ di coda ma si riesce comunque a passare piuttosto velocemente senza alcun intoppo.

Si procede e ormai ci si avvicina alla mezzanotte ora locale…
Sarebbe bello chiudere questo post augurando la buonanotte a tutti ed invece si continua per le piccole e tortuose strade rumene che perlomeno a quest’ora tarda non sono trafficate…
Alle 24 locali i km percorsi saranno circa 1380

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

 

GIORNO 3

Con le esperienze di questa sola giornata di viaggio si potrebbe già scrivere un libro…

Il DAY TWO si era concluso in una piazzola di servizio di Satu Mare all’interno della Romania dove ci eravamo fermati per una sosta di due ore per cercare di riposarci un pochino, il violento acquazzone non ha dato tregua creandoci molto disagio.
La sveglia è alle 2.30 pronti per ripartire.

Sta continuando a diluviare ininterrottamente.
Ci aspettano tre valichi di montagna con attraversamento iniziale della Transilvania (già il nome incute paura, ricordandoci il conte Dracula).
500 km circa di strada ci separano da Siret, cittadina di confine tra Romania e Ucraina.
Li percorriamo stanchi, accompagnati da una pioggia fitta, una visibilità scarsa dovuta anche ad una sottile nebbia, con la neve spesso sui lati della strada e con i mezzi carichi che arrancano a 20/30 km orari sui numerosi tornanti…
Da li a qualche ora sopraggiunge l’alba.

Il contesto intorno a noi è veramente molto bello e suggestivo, con i paesini dalle case con tetti caratteristici e le chiese ortodosse con grosse cupole dorate.
Alle 8.30 arriviamo vicino a Siret, l’ultima cittadina prima della frontiera dove ci attende Petru (un Rumeno collaboratore di Miaela) che ci aiuta nella compilazione della documentazione necessaria per attraversare la dogana Ucraina.

Per compiere le operazioni di controllo dei passaporti e dei materiali impieghiamo 2 ore, nonostante sia il giorno che precede la Pasqua.
La polizia e i militari che presidiano la frontiera ci manifestano cortesia e disponibilità, apprezzando il nostro gesto umanitario.

Superato il confine ci dirigiamo a Černivci, città che si trova a circa 50 km all’interno della Ucraina in prossimità anche della Moldavia.
Ad attenderci c’è Oleksandr Rusnak Rusnak, un giovane professore universitario di storia dell’ Ucraina, che dallo scoppio della guerra presta volontariato nel favorire la raccolta e smistamento degli aiuti umanitari e si occupa dell’accoglienza dei rifugiati.

Lo subissiamo di domande mentre ci conduce al primo villaggio di Koshuliany dove ci attende padre Ruslan presso la chiesa locale.
Con la sua benedizione e il supporto di alcuni rifugiati scarichiamo la prima metà del carico di generi alimentari per bambini e adulti, abbigliamento vario, beni per l’igiene personale, coperte, lettini e passeggini.

Da lì poi ci viene fatto visitare l’asilo del villaggio che è stato adattato a spazio abitativo per rifugiati: all’Interno incontriamo tanti bimbi a cui offriamo caramelle che accettano con un grande entusiasmo, sorrisi e tanta riconoscenza.

Quindi ci dirigiamo all’altra destinazione (villaggio di Stalnivtsi) dove scarichiamo la seconda metà del carico in un centro di accoglienza per anziani, all’interno del quale vivono diversi malati mentali.
La cuoca della struttura, ci prepara un’ abbondante e generoso pasto che accettiamo volentieri.

Una pasta con pomodoro e altri condimenti imprecisati, delle polpettine a base di carne, delle uova e contorno di verdura… il tutto “innaffiato” da un vino dolciastro con denominazione giapponese,- Mikado- prodotto nella zona di Odessa.

Rimangono ancora da scaricare i medicinali, che, inizialmente, dovevano essere consegnati alla Caritas locale. Appuriamo che però è chiusa, in quanto parte delle celebrazioni pasquali sono state anticipate al sabato a causa del confitto.
La loro nuova destinazione, ci viene riferito, è l’istituto pedagogico.
Nel tempo durante il quale ci spostiamo tra le varie destinazionik, Oleksandr riceve una telefonata da un medico militare, già informato del nostro arrivo. La sua richiesta e conoscere se disponiamo di medicinali anticoagulanti, il cui bisogno è urgente.

Resta ancora il tempo dopo la stancante giornata, di recarci allo storico edificio dell’ università di Černivci, patrimonio dell’Unesco, che Oleksandr orgogliosamente ci ha invitato a visitare.

Finalmente arriviamo all’edificio in cui trascorreremo la notte.
Un palazzo di diversi piani e molte stanze che temporaneamente ospita circa 80 rifugiati.

La nostra camera è modesta.
Ci sono quattro letti, un frigorifero e anche altri oggetti sicuramente appartenuti a persone che li sono state alloggiato prima di noi.
Prima di salutarci, Oleksandr ci da una ulteriore prova di grande ospitalità, invitandoci a mangiare una pizza in un locale vicino al nostro alloggio che però era già chiuso.
Quindi… tutti a letto a digiuno.

Nel far rientro nel nostro edificio incontriamo, nell’atrio dell’ingresso, alcuni volontari intenti alla preparazione di accorgimenti di mimetizzazione dei carri armati e dei cecchini, da inviare al fronte di guerra.

Arrivati in camera ci prepariamo finalmente ad andare a dormire.
La notte non è, tuttavia, tranquilla; alle 22.45 inizia a suonare la sirena di allarme.

Ci si riveste di corsa e, come da istruzioni impartiteci, scendiamo nel seminterrato già attrezzato con materassi, coperte, panche e cuscini sui due lati di un lungo corridoio.
Ci sistemiamo insieme agli altri occupanti dell’edificio.
Una ragazza ci riferisce con in un inglese stentato che l’allarme dura mediamente 1-2 ore…
In effetti dopo circa 1 ora, possiamo tornare a dormire.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

 

GIORNO 4

Domenica 24 aprile, la Pasqua Ortodossa.
Si rimane nel seminterrato dell’edificio fino a circa mezzanotte e un quarto; poi all’improvviso l’allarme cessa e possiamo tornare in camera..Il clima freddo ci obbliga a dormire nel sacco a pelo.
Finalmente si dorme per qualche ora …
Sveglia alle 7.30 e alle 8.30 siamo pronti, fuori dall’edificio con Oleksandr venuto a salutarci.

Da lì a poco arrivano anche i nostri passeggeri che li accompagneremo fino a Milano: una signora, due sorelle di cui una di queste, ha una figlia di 14 anni ed un figlio di 8 anni.
Purtroppo nessuno di loro parla italiano o inglese, quindi perdiamo l’opportunità di interagire con loro.

Oleksandr ci racconta che sono rifugiati, provenienti dal Donbass e Mykolaiv: alcuni di loro hanno ancora parenti nei territori occupati dal nemico è non si sa neppure se sono ancora vivi, perché non hanno contatti da diversi giorni. Alcuni di loro hanno le case completamente distrutte.
Hanno veramente bisogno di aiuto e lasciano questa loro sistemazione provvisoria e assai poco confortevole per venire in Italia dove si spera che possano trovare una sistemazione dignitosa e tranquilla.

Alle 9 si parte. Questa volta le formalità per riattraversate il confine sono più sbrigative e verso le 10.15 siamo in territorio rumeno a Siret.

Ci fermiamo presso le tende che forniscono assistenza ai profughi per un caffè e qualcosa da mangiare.
Ci sono pure tante uova pitturate di rosso: oggi infatti è il giorno dellla Pasqua ortodossa.
Dopo una mezz’ora si riparte: decidiamo di fare un’altra strada per riattraversare la Romania che sia meno tortuosa di quella dell’andata anche se forse un po’ più lunga.
Alle 20.30 passiamo finalmente la frontiera di Orodea.

Entrati in Ungheria, mettiamo l’orologio indietro di una ora.
Ci aspettiamo di trovare l’autostrada ed invece continua la strada normale da percorrere per molti km.

Verso le 21.30 ci fermiamo in un piccolo bar di un benzinaio per mangiare qualcosa e alle 22 si riparte: poco dopo la strada diventa autostrada e riusciamo a macinare più km.
A mezzanotte Budapest è ancora lontana, ma il rientro e ormai alle porte.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

 

GIORNO 5

Lunedì 25 Aprile
A mezzanotte siamo ancora in viaggio, poco dopo passiamo Budapest e ci fermiamo per riposare nel parcheggio di un autogrill.
Alle due il cambio della guida, si riparte e senza il carico dell’andata i due mezzi viaggiano spediti.

Passiamo il confine ed entriamo in Slovenia, raggiungiamo Maribor e poi Lubiana e finalmente con un gran respiro, verso le 7 si rientra in Italia.
Dopo aver fatto colazione in un autogrill italiano, si torna in auto direzione Milano.

Yevhenjia una donna di 50 anni circa, ci racconta in ucraino la sua storia, ma dovremo farla tradurre … Le altre due donne più giovani, ascoltano commosse il suo racconto, di loro sappiamo solo che sono due sorelle ed hanno un fratello che è rimasto a casa in Ucraina.

Il resto del viaggio prosegue senza intoppi, con la stanchezza che ha lasciato i segni su ognuno di noi.

Arrivati a Milano, accompagniamo i nostri ospiti ucraini al centro rifugiati presso un HUB della Caritas alla stazione Centrale di Milano.
Entriamo, vengono divisi per nucleo familiare; Yevhenjia che sta affrontando questo viaggio da sola e quindi emotivamente è ancora più impaurita e scossa, nel momento in cui stiamo per lasciarla ci guarda con uno sguardo triste mentre le lacrime le scendono dagli occhi. Il piccolo Victor di 8 anni, invece ci saluta contando 1-2-3 in italiano, tutto orgoglioso di conoscere le sue prime parole nella lingua di un paese che lo accoglierà per qualche tempo.
Un momento sicuramente molto toccante che rimarrà uno dei più commoventi di questa nostra esperienza.

All’interno di questo centro, tutti i profughi in arrivo sono sottoposti a tampone Covid e dopo aver sbrigato tutta la burocrazia del caso, verranno ospitati in un albergo convenzionato, per poi essere trasferiti a Roma come da loro richiesta.
Quando siamo ormai sulla porta, Yevhenjia chiede ad un volontario ucraino di tradurci un suo ultimo pensiero: “quando la guerra sarà finita, vi contatterò e voi mi riporterete a casa”.
La risposta affermativa è stata…”noi ci saremo”.
Poi esclama; Slava Ukraïni! Herojam slava!
Gloria all’Ucraina! Gloria agli eroi!

Questa nuova mission di Charity in The World ODV a supporto della Ucraina, si conclude con una serie di numeri che già da soli si commentano e testimoniano come una piccola organizzazione possa comunque fare tanto quando c’è la ferma volontà e determinazione di aiutare il prossimo:
– In 3 giorni e mezzo
– 55 ore di viaggio
– 3.720 km fatti
– 13 ore dormite in 4 notti
– e soprattutto donazioni per un valore complessivo di poco inferiore ai 300.000 euro.
La Charity c’è.

CLICCA QUI PER VEDERE IL VIDEO

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *